le altre Lucie sante

ultimo aggiornamento: domenica 23 novembre 2003

 

Beata Lucia

vergine e martire

Nata nel 1813 in Cina, fu un insegnante e morì, decapitata, nel 1862 a Kuy-tszheu. Venne beatificata nel 1909.


Beata Lucia Bartolini Rucellai

monaca, terziaria domenicana

La Beata si chiamava, nel secolo, Camilla, ed era nata nella nobile famiglia dei Bartolini. Ancora adolescente, sposò Rodolfo Rucellai  e andò a vivere nello splendido palazzo albertino dei fortunati tintori Rucellai: questi infatti erano mercanti che avevano fatto fortuna con la tintura delle stoffe avendo scoperto il segreto per ottenere il colore violetto, detto appunto oricello.
A Firenze, i Rucellai erano da generazioni una delle casate più illustri e munifiche della città: un intero quartiere cittadino, quello di Santa Maria Novella era sotto il patronato dei Rucellai, il cui stemma, formato da una vela gonfia dal vento della propizia fortuna, ricorreva su molti monumenti.
Sui trent'anni, le parole del Savonarola accesero in lei i fuochi della più profonda e sofferta spiritualità e nello stesso modo il marito Rodolfo decise di dividersi dalla moglie, che non aveva avuto figli, per vestire, a San Marco, l'abito domenicano.
Cammilla accettò la decisione del marito, pur non condividendone l'opportunità, e divenne terziaria di San Domenico. Dopo pochi mesi, Rodolfo Rucellai si stancò dello stato religioso e volle tornare al mondo, tentando di convincere la moglie di fare altrettanto senza riuscirvi.
Rodolfo mori poco dopo e Cammilla, suora con il nome di Lucia, restò nel convento delle terziarie domenicane, facendosi promotrice di una nuova fondazione, intitolata a Santa Caterina da Siena.
Dopo la tragica fine del Savonarola, impiccato ed arso come eretico, sulla Piazza della Signoria, nel maggio del 1498, Lucia Bartolini Rucellai fu guida saggia e rigorosa del convento fiorentino di Santa Caterina, in qualità di priora, ottenendo per le sue terziarie, il permesso di emettere tre voti e più tardi quello di vestire l'abito delle suore del secondo Ordine.
Mortificata, penitente, severissima con se stessa, Lucia pregava con tanto fervore che, si diceva, il convento di Santa Caterina appariva coronato di fiamme, nel tempo in cui era in orazione.
Alla morte, nel 1520, dopo una malattia serenamente accettata, la sua aureola di Beata venne a impreziosire la gloria della ricchissima famiglia dei Rucellai.

riduzione dal sito www.santibeati.it


Beata Lucia Broccadelli

vergine, terziaria domenicana

Nacque a Narni, in Umbria, nel 1476.
Si consacrò al Signore con un voto di verginità a 12 anni. Costretta dai familiari a sposarsi, dopo tre anni di matrimonio "bianco" come veniva chiamata allora l'imitazione della vita matrimoniale di Maria e Giuseppe, ebbe da suo marito il permesso di farsi terziaria regolare domenicana.
Fu dapprima in convento a Narni, poi a Roma e infine a Viterbo dove la notte del 25 febbraio 1496 ricevette il dono delle stimmate, testimoniate verificate dallo stesso papa, da medici e da teologi.
Il duca di Ferrara Ercole I, conosciuta la santità di Lucia, le chiese di diventare sua consigliera e le costruì a Ferrara il monastero di s. Caterina da Siena per l'educazione delle giovani ferraresi: nel 1499 fu prima priora del convento, ma dimostrandosi superiora non idonea e fu deposta dalla nuova priora: visse in seguito trentanove anni nel convento nel nascondimento, conoscendo il disprezzo e l'umiliazione che accettò con imperturbabile serenità. Mori il 15 novembre 1544 a Narni ed è sepolta nella cattedrale. Il marito divenne frate francescano.
Papa Clemente XI il primo marzo 1710 ha confermato il culto della beata Lucia Broccadelli .


Beata Lucia Bufalari

vergine agostiniana

Nata a Castel Porziano, sorella del beato Giovanni di Rieti. Prese il velo nel convento agostiniano di Amelia e ne divenne priora. Mori nel 1350. Viene invocata come protettrice contro la possessione diabolica.


Beata Lucia da Caltagirone

vergine francescana

Nata a Caltagirone, in Sicilia, si fece clarissa a Salerno. Morì nel 1304 e venne beatificata nel 1514.


Beata Lucia da Settefonti

vergine camaldolese

Nacque a Bologna ed entrò nel convento di Santa Cristina a Settefonti, presso il  comune di Ozzano Emilia, dove sorgeva il monastero di santa Cristina, nella diocesi di Bologna.
Visse e morì nel secolo XII in fama di santità.
Intorno alla sua figura di monaca e badessa si divulgarono narrazioni popolari che, attestando il valore della sua intercessione e carità fraterna, incrementarono il suo culto particolarmente nella chiesa di santa Cristina in Bologna. Di lì, il 7 novembre 1573, il card. Paleotti traslò le reliquie nella chiesa di sant'Andrea di Ozzano, dove sorgeva un altro monastero dello stesso ordine. Pio VI nel 1779 ne confermò il culto e ne fissò la memoria al 7 novembre.
I camaldolesi la venerano come fondatrice del ramo femminile dell'ordine.


Beata Lucia de Freitas

martire

Di origine giapponese, fu sposa del portoghese Filippo de Freitas. Vedova e terziaria domenicana, durante la persecuzione anticristiana ospitò generosamente il padre domenicano, il beato Domenico Castellet. Ma il 15 giugno 1628 furono scoperti e furono condotti con alcuni catechisti nelle carceri di Omura. Dopo alcuni mesi di prigionia, l'8 settembre 1628, fu condotta a Nagasaki e bruciata viva all'età di ottant'anni: in quel giorno ventidue cristiani, giapponesi ed europei, ricevettero la gloria di morire testimoniando la propria fede e il proprio amore per Gesù Cristo.


Lucia e Geminiano

martiri

Lucia era una nobile vedova romana di settantacinque anni e Geminiano un neofito. Lucia fu sottoposta a torture nella Roma Imperiale per mano del proprio figlio e, miracolosamente scampata alla morte, fuggì dalla città insieme al compagno di fede, il nobile Geminiano.  Muovendo verso sud, giunsero in Sicilia prodigandosi nella divulgazione del Vangelo di Cristo; dopo una breve peregrinazione a Taormina, nella costa Ionica della Sicilia, stabilirono la loro sede nei pressi dell’oppidum greco-romano di Mendé situato tra le pieghe del tavolato ibleo nel territorio dell’antica Akrai.
Scoperti dalle autorità, furono sottoposti a martirio insieme ai loro adepti nel 300 circa sotto Diocleziano: numerosi fedeli, sotto la direzione della nobile dama siciliana Massima, innalzarono qui l’antico santuario rupestre in loro memoria e vi deposero i resti mortali. 
I loro "Atti" non sono stati ritenuti degni di fede per cui il loro culto è stato soppresso nel 1969.


Santa Lucia Filippini

vergine, fondatrice dell’Istituto delle Maestre Pie Filippine

Nasce in Toscana il 13 gennaio 1672 a Tarquinia. Quando Lucia ha appena undici mesi e pochi giorni, la madre muore e pochi anni dopo anche il padre.
A 16 anni ha il felicissimo incontro con il cardinale Barbarigo e decide di entrare nel monastero di S. Chiara in Montefiascone. Il suo ideale è poter illuminare le intelligenze e sollevare i cuori: con l’aiuto del cardinale Barbarigo, dietro le norme della Beata Rosa Venerini e con la cooperazione di una piissima signora, realizza il suo piano apostolico dando origine al ministero educativo delle suore “Maestre Pie Filippine”, dalla loro madre. Presto venne a mancare Rosa Venerini, e Lucia continuò l’opera da sola.
Aprì parecchie scuole a Montefiascone, estese gli istituti a Roma e in altri centri d’Italia e ne costituì parecchi anche all’estero, particolarmente nell’America del Nord, dove tuttora le suore lavorano con grande frutto.
Consunta dalle fatiche, ricca di meriti, spirò dolcemente a Tarquinia il 25 marzo del 1732.
Papa Pio VI nel 1779 ne confermò il culto e ne fissò la memoria al 7 novembre. Successivamente Pio XI nel 1926 l’annovera tra i Beati e, il 22 giugno 1930, la iscrive nel catalogo delle Sante Vergini.


Beata Lucia Yakischi

martire

Fu moglie del beato Luigi Yakischi; decapitata a Nagasaki insieme ai suoi due figli Andrea e Francesco nel 1622, fu beatificata nel 1867.