- Ma va là, Enrico! Di che cosa hai paura? Tu sei un bambino buono
e da Santa Lucia non puoi aspettarti che qualche bel regalo.
- Sì, nonno; ma quando arriva?
- Adesso sta cominciando il suo giro e vede se in strada ci sono
ancora bambini; poi appena si fa notte, con il suo asinello,
comincerà a distribuire i doni. Ma tu stai tranquillo: tra un po'
arrivano mamma e papà che ti metteranno a nanna; e appena ti svegli,
vedrai che bella sorpresa…Ma ecco qua tua sorella Lisa.
- Ciao, nonno. Come va?
- Bene, cara la mia nipotina. E tu non aspetti Santa Lucia?
- Nonno, io sono grande e sai…
- Che cosa vuol dire poi "Io sono grande"? Santa Lucia
c'è per tutti.
- Anche per te?
- I nonni in verità sono vecchi per ricevere giocattoli in dono,
ma quando ero bambino…
- Perché, c'era già anche ai tuoi tempi Santa
Lucia?
- Stai scherzando? Non lo sai che l'usanza di portare i doni è
antichissima? Siediti qui…ecco, Enrico, tu stai in braccio a me…vi
racconterò la vera storia (be', quasi vera!) di Santa Lucia.
Innanzitutto bisogna sapere qualcosa della sua vita: Lucia era una
ragazza di Siracusa, vissuta tantissimi anni fa, ai tempi
dell'imperatore Diocleziano, l'ultimo degli imperatori pagani. Lucia
era cristiana e proprio a causa della sua fede dovette subire tremende
persecuzioni. Essendo di famiglia ricca, un giorno decise di vendere
tutti i suoi beni, di distribuirli ai poveri e di consacrarsi al
Signore. Il fidanzato di Lucia se ne ebbe a male (forse voleva più
bene alle sue ricchezze che non a lei!) e la denunciò. Lucia fu
arrestata, i suoi persecutori cercarono di farle del male, ma -
miracolo! - nessuno riusciva a smuoverla dal suo posto. Infine, visto
che ella rimaneva salda nei suoi propositi, il governatore romano le
fece tagliare la testa…
- Ma non le hanno tolto gli occhi?
- Gli antichi testi non ci dicono nulla; fu probabilmente più
tardi che, anche a motivo del suo nome, Lucia, che richiama l'idea
della luce, nacque la leggenda della santa cieca protettrice della
vista.
Questa dunque la sua vita; ma Santa Lucia è anche l'amica dei
bambini.
- E da quanto tempo è che ha cominciato a
portare i doni?
- Andiamo con ordine: l'usanza di portare doni è molto antica ed
esisteva anche prima che vivesse Santa Lucia, forse anche prima che
dalle nostre parti arrivassero i Romani…
- Mamma mia, quanto tempo!
- Tu sai che Santa Lucia arriva proprio nel periodo in cui comincia
l'inverno, quello in cui la notte raggiunge il culmine e il giorno si
fa breve breve (Non si dice forse che la notte di Santa Lucia, è la
notte più lunga che ci sia?).
- Ma è poi vero? Perché la mia maestra…
- Aspetta; poi arriviamo anche lì. Che stavo dicendo? Ah, ecco:
presso i popoli antichi questi giorni - quelli di metà dicembre,
voglio dire - erano nello stesso tempo carichi di timore e di
aspettative: il sole sembrava quasi sparire, "divorato" dal
freddo e dal buio dell'inverno; eppure si sapeva che, raggiunto il
solstizio (il giorno più corto dell'anno) esso avrebbe ripreso a
salire nel cielo, prima lentamente, poi sempre più deciso, finché
sarebbe arrivata la primavera e la natura sarebbe finalmente rinata.
Gli uomini di quelle epoche lontane credevano che in queste notti i
cieli fossero percorsi da esseri strani e capricciosi, capaci di fare
del bene, ma anche di fare del male. Bisognava quindi far di tutto per
ingraziarseli, per tenerseli buoni insomma, offrendo loro doni e
sacrifici.
Guai ad attirare la loro ira! Questi esseri (immaginati in genere come
figure femminili, qualcosa di simile alle fate insomma) andavano su
tutte le furie: facevano morire gli animali, scagliavano fulmini
contro le cascine e contro gli alberi; ne combinavano insomma di tutti
i colori.
In quei tempi quindi erano piuttosto gli uomini ad offrire doni più
che a riceverne: frutti, grano, prodotti della terra, latte…Ma del
resto non offriamo ancora anche noi il tradizionale piatto di farina o
di crusca all'asinello di Santa Lucia? In cambio quegli esseri
misteriosi avrebbero garantito ai contadini un anno di fertilità e di
abbondanza.
Tramontata la religione pagana e affermatosi il cristianesimo, spesso
le antiche tradizioni non scomparvero del tutto, ma sopravvissero,
soprattutto nelle campagne; sopravvissero, ma si trasformarono. Ed
ecco che al posto degli antichi spiriti di dicembre, terribili e
misteriosi, si diffuse l'usanza di affidare la consegna dei doni o a
qualche santo (la nostra Santa Lucia; San Nicola, divenuto poi nel
nord dell'Europa Babbo Natale; i Santi tre Re Magi), o a qualche buona
vecchia (la Befana, ad esempio, la parente più prossima di quegli
esseri misteriosi), oppure addirittura ai morti, come avviene
nell'Italia meridionale; o addirittura al Bambino Gesù.
- Davvero? Ma perché tocca a Santa Lucia, che,
se ho ben capito, era di Siracusa, portare i doni ai bambini bresciani?
- Bresciani e non solo: Santa Lucia porta i doni a tutti bambini
del Friuli, del Veneto e di mezza Lombardia, fino al fiume Adda. Se
conoscessi un po' la storia, ti accorgeresti che questi erano i
territori dell'antica Repubblica di Venezia.
- E che c'entra Venezia con Siracusa?
- Abbi pazienza e ti racconto: devi sapere che il corpo della santa
martire, oggetto di venerazione fin dai tempi antichi, era stato
trasportato da Siracusa a Costantinopoli, che allora era la capitale
dell'impero d'Oriente; i Veneziani, che nel corso della quarta
crociata avevano occupato la città, si impossessarono delle spoglie
di Lucia e le portarono a Venezia. Da allora la Santa divenne, assieme
a San Marco, la protettrice della città lagunare e dei territori a
lei sottomessi.
Brescia poi nutre da sempre una viva venerazione per la Santa, dal
giorno in cui i bresciani, con l'aiuto dei Santi Faustino e Giovita,
respinsero le truppe dei Visconti che stavano per conquistare la loro
città: era il 13 dicembre del 1439, giorno appunto di Santa Lucia.
- Davvero molto interessante.
- Come vedi, la festa di Santa Lucia raccoglie in sé il ricordo
degli antichi culti pagani, le suggestioni della luce e del ciclo
solare proprie del mondo contadino, la devozione religiosa, la bella
tradizione dello scambio dei doni.
- Quindi anche a te, quando eri piccolo, Santa
Lucia portava i doni?
- Sicuramente! Però devi sapere che Santa Lucia…ecco: quando il
paese è ricco, anche lei è ricca e generosa; quando il paese è
povero, anche lei è povera e…insomma, fa quel che può.
- E che regali ti portava, nonno?
- Povere cose, bambini miei: qualche castagna secca, qualche
caramella di zucchero con la carta colorata e, se andava bene, un
arancia. Ma io ero felice lo stesso, né più né meno come lo siete
voi, ed aspettavo quel giorno con identica trepidazione.
- E anche al papà portava i doni?
- E come no! Al papà e alla mamma. I tempi però erano già
cambiati: ricordo che spesso la sera passeggiavamo per le vie del
paese, fermandoci davanti alle vetrine, che in quelle settimane erano
piene di regali. Vostro papà, che allora era un bambino, sostava
incantato, il nasino rosso dal freddo appiccicato al vetro:
fantasticava e sognava che la Santa gli portasse ora un camioncino
giallo, ora il forte delle giacche azzurre, ora un'automobilina a
pedali.
- Ma è vero che certe volte Santa Lucia si
faceva vedere?
- Certo: la vigilia, poche ore prima di cominciare il suo lungo
giro, i bambini si raccoglievano nel cortile della scuola materna, lei
si affacciava al balcone o a una finestra e gettava caramelle a tutti…che
emozione! Poi tutti a casa: si preparava il piatto con la farina, lo
si sistemava sulla finestra e via, tutti a nanna.
Ma il sonno sembrava non arrivare mai: che entusiasmo! che
trepidazione. Nel buio della notte si udiva in fondo alla strada il
tintinnio di un campanellino: era Santa Lucia che, accompagnata dal
suo somarello, entrava nei negozi di giocattoli, caricava il suo
carretto e si avviava, casa dopo casa, a visitare tutti i bambini del
paese; tutti quelli che erano stati buoni, naturalmente: per gli altri
cenere e carbone! Ma lei è tanto buona che non ho mai avuto notizia
di bambini che non abbiano ricevuto doni.
- A proposito: perché questa storia della cenere
e del carbone?
- Non ti ho detto che i misteriosi spiriti di dicembre punivano i
contadini che erano stati avari di doni, fulminando alberi e cascine?
E che cosa resta di un albero bruciato da un fulmine? Cenere e carbone
appunto!
- E l'asinello?
- Chissà? I simboli che le civiltà antiche associano all'asino
sono ambigui: a volte è visto come un animale "positivo", a
volte come un essere quasi demoniaco. Nel nostro caso prevale
sicuramente l'immagine positiva: si tratta in fondo di un animale
umile e mansueto.
Chissà: forse era lo stesso che riscaldò il bambino Gesù; o forse
lo si è scelto semplicemente perché da sempre era l'animale più
usato per trainare piccoli carri. E poi, cari miei, non posso mica
sapere tutto!
- Nonno caro, dimmi ancora una cosa, se la sai:
perché si dice che la notte di Santa Lucia è la notte più lunga che
ci sia? La mia maestra mi ha detto che la notte raggiunge la sua
massima durata il 21 di dicembre; chi ha ragione?
- La maestra, cara, la maestra: le maestre hanno sempre ragione! Ma
anche il proverbio dice la verità.
Vi sono due possibili soluzioni; la prima (più difficile) è tutta
astronomica: il tredici dicembre, anche se non è il giorno più corto
dell'anno, è però approssimativamente il giorno in cui il sole
tramonta prima (e però sorge anche prima!). Questo fatto può aver
tratto in inganno qualche…dormiglione, il quale ha pensato che,
poiché la notte cominciava in anticipo, sarebbe stata anche la più
lunga.
La seconda soluzione è storica: tu sai che fino al 1582 era in uso il
calendario giuliano, chiamato così perché voluto da Giulio Cesare.
Questo modo di calcolare il tempo aveva accumulato nel corso di sedici
secoli, un anticipo di undici giorni: alla fine del Cinquecento il
giorno più corto era dunque il 10 dicembre. Facendo un po' di
calcoli, se il proverbio fosse stato "inventato" all'incirca
nel 1300, quando il solstizio cadeva giusto attorno al 13 dicembre,
avrebbe detto la pura verità…ma forse le cose che ti sto
raccontando sono un po' troppo complicate per una bambina come te.
- Ma che dici, nonno? Stai scherzando? Ho capito
tutto e domani lo racconterò alla mia maestra; e vedrai che figura ci
faccio, e che bel voto che prendo!
- …e sarà un bel regalo di Santa Lucia per te e anche per i tuoi
genitori.