per approfondire:  articoli e scritti su Santa Lucia

ultimo aggiornamento: sabato 07 dicembre 2002

 

Titolo:

Santa Lucia bella...

Autore:

Flavia Zabbeni e Fabrizio Galvagni

Rivista:

Serie di Quaderni nati con il contributo di Comune di Vobarno, Comunità Montana di Valle Sabbia

Data di pubblicazione: Dicembre 2000
Sera del 12 dicembre, vigilia di Santa Lucia. Nonno Giacomo è seduto davanti al fuoco; con lui c'è il nipotino Enrico, cinque anni, fratello di Lisa, nostra vecchia conoscenza. Fuori, in strada, si sente suonare un campanellino. Enrico, timoroso, si rifugia fra le braccia del nonno:

- Ma va là, Enrico! Di che cosa hai paura? Tu sei un bambino buono e da Santa Lucia non puoi aspettarti che qualche bel regalo.

- Sì, nonno; ma quando arriva?

- Adesso sta cominciando il suo giro e vede se in strada ci sono ancora bambini; poi appena si fa notte, con il suo asinello, comincerà a distribuire i doni. Ma tu stai tranquillo: tra un po' arrivano mamma e papà che ti metteranno a nanna; e appena ti svegli, vedrai che bella sorpresa…Ma ecco qua tua sorella Lisa.

- Ciao, nonno. Come va?

- Bene, cara la mia nipotina. E tu non aspetti Santa Lucia?

- Nonno, io sono grande e sai…

- Che cosa vuol dire poi "Io sono grande"? Santa Lucia c'è per tutti.

- Anche per te?

- I nonni in verità sono vecchi per ricevere giocattoli in dono, ma quando ero bambino…

- Perché, c'era già anche ai tuoi tempi Santa Lucia?

- Stai scherzando? Non lo sai che l'usanza di portare i doni è antichissima? Siediti qui…ecco, Enrico, tu stai in braccio a me…vi racconterò la vera storia (be', quasi vera!) di Santa Lucia.
Innanzitutto bisogna sapere qualcosa della sua vita: Lucia era una ragazza di Siracusa, vissuta tantissimi anni fa, ai tempi dell'imperatore Diocleziano, l'ultimo degli imperatori pagani. Lucia era cristiana e proprio a causa della sua fede dovette subire tremende persecuzioni. Essendo di famiglia ricca, un giorno decise di vendere tutti i suoi beni, di distribuirli ai poveri e di consacrarsi al Signore. Il fidanzato di Lucia se ne ebbe a male (forse voleva più bene alle sue ricchezze che non a lei!) e la denunciò. Lucia fu arrestata, i suoi persecutori cercarono di farle del male, ma - miracolo! - nessuno riusciva a smuoverla dal suo posto. Infine, visto che ella rimaneva salda nei suoi propositi, il governatore romano le fece tagliare la testa…

- Ma non le hanno tolto gli occhi?

- Gli antichi testi non ci dicono nulla; fu probabilmente più tardi che, anche a motivo del suo nome, Lucia, che richiama l'idea della luce, nacque la leggenda della santa cieca protettrice della vista.
Questa dunque la sua vita; ma Santa Lucia è anche l'amica dei bambini.

- E da quanto tempo è che ha cominciato a portare i doni?

- Andiamo con ordine: l'usanza di portare doni è molto antica ed esisteva anche prima che vivesse Santa Lucia, forse anche prima che dalle nostre parti arrivassero i Romani…

- Mamma mia, quanto tempo!

- Tu sai che Santa Lucia arriva proprio nel periodo in cui comincia l'inverno, quello in cui la notte raggiunge il culmine e il giorno si fa breve breve (Non si dice forse che la notte di Santa Lucia, è la notte più lunga che ci sia?).

- Ma è poi vero? Perché la mia maestra…

- Aspetta; poi arriviamo anche lì. Che stavo dicendo? Ah, ecco: presso i popoli antichi questi giorni - quelli di metà dicembre, voglio dire - erano nello stesso tempo carichi di timore e di aspettative: il sole sembrava quasi sparire, "divorato" dal freddo e dal buio dell'inverno; eppure si sapeva che, raggiunto il solstizio (il giorno più corto dell'anno) esso avrebbe ripreso a salire nel cielo, prima lentamente, poi sempre più deciso, finché sarebbe arrivata la primavera e la natura sarebbe finalmente rinata. Gli uomini di quelle epoche lontane credevano che in queste notti i cieli fossero percorsi da esseri strani e capricciosi, capaci di fare del bene, ma anche di fare del male. Bisognava quindi far di tutto per ingraziarseli, per tenerseli buoni insomma, offrendo loro doni e sacrifici.
Guai ad attirare la loro ira! Questi esseri (immaginati in genere come figure femminili, qualcosa di simile alle fate insomma) andavano su tutte le furie: facevano morire gli animali, scagliavano fulmini contro le cascine e contro gli alberi; ne combinavano insomma di tutti i colori.
In quei tempi quindi erano piuttosto gli uomini ad offrire doni più che a riceverne: frutti, grano, prodotti della terra, latte…Ma del resto non offriamo ancora anche noi il tradizionale piatto di farina o di crusca all'asinello di Santa Lucia? In cambio quegli esseri misteriosi avrebbero garantito ai contadini un anno di fertilità e di abbondanza.
Tramontata la religione pagana e affermatosi il cristianesimo, spesso le antiche tradizioni non scomparvero del tutto, ma sopravvissero, soprattutto nelle campagne; sopravvissero, ma si trasformarono. Ed ecco che al posto degli antichi spiriti di dicembre, terribili e misteriosi, si diffuse l'usanza di affidare la consegna dei doni o a qualche santo (la nostra Santa Lucia; San Nicola, divenuto poi nel nord dell'Europa Babbo Natale; i Santi tre Re Magi), o a qualche buona vecchia (la Befana, ad esempio, la parente più prossima di quegli esseri misteriosi), oppure addirittura ai morti, come avviene nell'Italia meridionale; o addirittura al Bambino Gesù.

- Davvero? Ma perché tocca a Santa Lucia, che, se ho ben capito, era di Siracusa, portare i doni ai bambini bresciani?

- Bresciani e non solo: Santa Lucia porta i doni a tutti bambini del Friuli, del Veneto e di mezza Lombardia, fino al fiume Adda. Se conoscessi un po' la storia, ti accorgeresti che questi erano i territori dell'antica Repubblica di Venezia.

- E che c'entra Venezia con Siracusa?

- Abbi pazienza e ti racconto: devi sapere che il corpo della santa martire, oggetto di venerazione fin dai tempi antichi, era stato trasportato da Siracusa a Costantinopoli, che allora era la capitale dell'impero d'Oriente; i Veneziani, che nel corso della quarta crociata avevano occupato la città, si impossessarono delle spoglie di Lucia e le portarono a Venezia. Da allora la Santa divenne, assieme a San Marco, la protettrice della città lagunare e dei territori a lei sottomessi.
Brescia poi nutre da sempre una viva venerazione per la Santa, dal giorno in cui i bresciani, con l'aiuto dei Santi Faustino e Giovita, respinsero le truppe dei Visconti che stavano per conquistare la loro città: era il 13 dicembre del 1439, giorno appunto di Santa Lucia.

- Davvero molto interessante.

- Come vedi, la festa di Santa Lucia raccoglie in sé il ricordo degli antichi culti pagani, le suggestioni della luce e del ciclo solare proprie del mondo contadino, la devozione religiosa, la bella tradizione dello scambio dei doni.

- Quindi anche a te, quando eri piccolo, Santa Lucia portava i doni?

- Sicuramente! Però devi sapere che Santa Lucia…ecco: quando il paese è ricco, anche lei è ricca e generosa; quando il paese è povero, anche lei è povera e…insomma, fa quel che può.

- E che regali ti portava, nonno?

- Povere cose, bambini miei: qualche castagna secca, qualche caramella di zucchero con la carta colorata e, se andava bene, un arancia. Ma io ero felice lo stesso, né più né meno come lo siete voi, ed aspettavo quel giorno con identica trepidazione.

- E anche al papà portava i doni?

- E come no! Al papà e alla mamma. I tempi però erano già cambiati: ricordo che spesso la sera passeggiavamo per le vie del paese, fermandoci davanti alle vetrine, che in quelle settimane erano piene di regali. Vostro papà, che allora era un bambino, sostava incantato, il nasino rosso dal freddo appiccicato al vetro: fantasticava e sognava che la Santa gli portasse ora un camioncino giallo, ora il forte delle giacche azzurre, ora un'automobilina a pedali.

- Ma è vero che certe volte Santa Lucia si faceva vedere?

- Certo: la vigilia, poche ore prima di cominciare il suo lungo giro, i bambini si raccoglievano nel cortile della scuola materna, lei si affacciava al balcone o a una finestra e gettava caramelle a tutti…che emozione! Poi tutti a casa: si preparava il piatto con la farina, lo si sistemava sulla finestra e via, tutti a nanna.
Ma il sonno sembrava non arrivare mai: che entusiasmo! che trepidazione. Nel buio della notte si udiva in fondo alla strada il tintinnio di un campanellino: era Santa Lucia che, accompagnata dal suo somarello, entrava nei negozi di giocattoli, caricava il suo carretto e si avviava, casa dopo casa, a visitare tutti i bambini del paese; tutti quelli che erano stati buoni, naturalmente: per gli altri cenere e carbone! Ma lei è tanto buona che non ho mai avuto notizia di bambini che non abbiano ricevuto doni.

- A proposito: perché questa storia della cenere e del carbone?

- Non ti ho detto che i misteriosi spiriti di dicembre punivano i contadini che erano stati avari di doni, fulminando alberi e cascine? E che cosa resta di un albero bruciato da un fulmine? Cenere e carbone appunto!

- E l'asinello?

- Chissà? I simboli che le civiltà antiche associano all'asino sono ambigui: a volte è visto come un animale "positivo", a volte come un essere quasi demoniaco. Nel nostro caso prevale sicuramente l'immagine positiva: si tratta in fondo di un animale umile e mansueto.
Chissà: forse era lo stesso che riscaldò il bambino Gesù; o forse lo si è scelto semplicemente perché da sempre era l'animale più usato per trainare piccoli carri. E poi, cari miei, non posso mica sapere tutto!

- Nonno caro, dimmi ancora una cosa, se la sai: perché si dice che la notte di Santa Lucia è la notte più lunga che ci sia? La mia maestra mi ha detto che la notte raggiunge la sua massima durata il 21 di dicembre; chi ha ragione?

- La maestra, cara, la maestra: le maestre hanno sempre ragione! Ma anche il proverbio dice la verità.
Vi sono due possibili soluzioni; la prima (più difficile) è tutta astronomica: il tredici dicembre, anche se non è il giorno più corto dell'anno, è però approssimativamente il giorno in cui il sole tramonta prima (e però sorge anche prima!). Questo fatto può aver tratto in inganno qualche…dormiglione, il quale ha pensato che, poiché la notte cominciava in anticipo, sarebbe stata anche la più lunga.
La seconda soluzione è storica: tu sai che fino al 1582 era in uso il calendario giuliano, chiamato così perché voluto da Giulio Cesare. Questo modo di calcolare il tempo aveva accumulato nel corso di sedici secoli, un anticipo di undici giorni: alla fine del Cinquecento il giorno più corto era dunque il 10 dicembre. Facendo un po' di calcoli, se il proverbio fosse stato "inventato" all'incirca nel 1300, quando il solstizio cadeva giusto attorno al 13 dicembre, avrebbe detto la pura verità…ma forse le cose che ti sto raccontando sono un po' troppo complicate per una bambina come te.

- Ma che dici, nonno? Stai scherzando? Ho capito tutto e domani lo racconterò alla mia maestra; e vedrai che figura ci faccio, e che bel voto che prendo!

- …e sarà un bel regalo di Santa Lucia per te e anche per i tuoi genitori.