ultimo aggiornamento: domenica 03 marzo 2002
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Titolo: |
Santa Lucia: storia della più bella delle tradizioni |
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Autore: |
Fabrizio Galvagni |
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Rivista: |
Camminiamo la Speranza |
Edita da: |
a cura della Parrocchia di Santa Maria Assunta, Vobarno (BS) |
| Data di pubblicazione: | Dicembre 1993 |
Così il grande scrittore russo Dostoèvskij si esprime nella pagina conclusi va del suo capolavoro, I fratelli Karamazov. Forse che noi vobarnesi, noi bresciani, in qualunque luogo o momento della vita ci troviamo, non possiamo annoverare fra nostri buoni e santi ricordi l'incanto infantile di quelle dolcissime mattine di dicembre in cui, dopo una notte di trepida attesa, ci affacciavamo sulla porta della cucina e scoprivamo che Lei era passata e che aveva lasciato i dolci e doni? Quanti sogni e quanta nostalgia dietro quel nome: Santa Lucia! Ma chi era in realtà Santa Lucia? e come è nata, come si è diffusa la tradizione che la vuole dispensatrice di doni? Le notizie in merito alla vita della Santa sono poche e incerte; inoltre spesso é difficile separare in esse la realtà del fatti dalla leggenda. Con certezza sappiamo che apparteneva a un'agiata famiglia siracusana e che subì il martirio, per non aver voluto rinnegare la propria fede, in giovane età, forse per decapitazione, durante l'ultima persecuzione, quella di Diocleziano, probabilmente nei primissimi anni del IV secolo e comunque prima del 304 d.C. Essendo il culto della santa molto antico, presto, nelle narrazioni agiografi che, la realtà storica venne arricchita da una corona di episodi edificanti (la guarigione della madre Eustichia; l'eroica fermezza davanti ai persecutori e al fidanzato malvagio eco.) storicamente non verificabili; ma soprattutto si è andato sovrapponendo un fitto simbolismo, attribuibile all'intento devozionale, con cui la pietà dei fedeli, anche attraverso evidenti contaminazioni con i culti pagani e le tradizioni popolari, è andata dipingendo nel corso dei secoli la figura della santa siracusana. Il simbolismo più noto è quello che vuole Santa Lucia cieca; in realtà non abbiamo alcuna notizia certa che attesti l'accecamento della santa e probabilmente il tutto è semplicemente da attribuirsi al nome stesso, che rimanda all'idea della luce e della vista. Allo stesso modo il richiamo della luce non poteva non riportare alla mente il solstizio d'inverno, prima della riforma del calendario (1582) assai più prossimo al 13 dicembre di quanto non lo sia oggi; i giorni che, seppur lentamente, riprendevano ad allungarsi e tutto ciò che questo significava nei culti pagani, nelle feste dei saturnalia, durante le quali vi era l'abitudine dello scambio dei doni; doni che, nel mondo contadino, erano, a loro volta, simbolo e promessa di fertilità e di abbondanza. Ugualmente anche fra i simboli che riguardano la figura tradizionale della santa, dispensatrice di regali (l'asinello, il fieno o la farina, il campanellino, la cenere e il carbone ecc.), sono riconoscibilissimi i richiami ad arcaiche consuetudini che si perdono davvero nella notte dei secoli. Si tratta di sollecitazioni (ma in questa sede possiamo solo accennarle) che sarebbe interessante poter approfondire e che apparentano strettamente la nostra santa a usi e tradizioni presenti nell'area celtica e più in generale in tutta la cultura indoeuropea. Avviciniamoci (si fa per dire) ai nostri giorni: fin dove arriva Santa Lucia a portare i doni? A nessuno sfugge che l'area, per cosi dire, di sua competenza corrisponde, per quanto riguarda l'Italia, suppergiù, all'antico territorio della Repubblica di Venezia; proprio in questa città riposano ora le spoglie di Lucia, portatevi durante la quarta crociata (quella che non giunse mai a destinazione) dal doge Enrico Dandolo, che le aveva trafugate da Costantinopoli. A Venezia, ben presto il culto della santa si diffuse a tal punto che essa divenne, di fatto, patrona, assieme a San Marco, della città e, quando, a causa del declino dei commerci, la Serenissima rivolse i suoi appetiti alla terraferma, il culto si estese a tutto l'entroterra veneto, arrivando fino all'Adda, confine dello "Stato da terra". In una società permeata, anche nelle manifestazioni della vita civile, di un forte senso di sacralità, Santa Lucia pareva giunta apposta per raccogliere su di sé istanze ed esigenze secolari; in particolare, di quelle che si manifestavano attraverso riti, devozioni e tradizioni popolari; non ultima, naturalmente, quella dello scambio augurale dei doni, rivolta soprattutto ai più piccoli. Ed ecco prendere vita l'usanza del fare Santa Lucia, attestata per la prima volta già attorno al 1200 e poi certamente diffusasi e consolidatasi di pari passo con il culto della santa. Nel numero di luglio-agosto, parlando dei santi Faustino e Giovita, si è ricordato come, con l'aiuto dei loro patroni, i bresciani, nel lontano 1438, respingessero le truppe dei Visconti: allora non ci interessava di riferire un particolare, che oggi appare invece molto importante: il fatto d'arme avvenne fra il 13 e il 14 di dicembre: ciò, per la pietà popolare, non poteva essere casuale e contribuì ad accrescere, anche a Brescia, la venerazione per la santa siracusana. Da tutto quanto é stato esposto, possiamo concludere che l'attuale tradizione del fare Santa Lucia altro non è se non l'incontro e la commistione di antichissime usanze legate al culto della fertilità e alla ciclicità delle stagioni, comuni, pur sotto diverse forme, pressoché a tutta l'area indoeuropea (ma non solo), con devozioni e tradizioni della religiosità cristiana. L'aver cercato di fare luce sulle origini del fare Santa Lucia, fortunatamente non può intaccare il senso di mistero e il magico incanto, che aleggia da sempre su questa notte; incanto che tutti abbiamo provato nel profondo dell'animo nostro e che oggi leggiamo, non senza un poco di rispettosa commozione, negli occhi dei nostri piccolini. Ecco che allora improvviso s'affaccia alla mente un ricordo cristallino, che subito si fa sentimento e ci costringe a scoprirci ancora un poco bambini e ad essere, tutti, senza eccezione, non fosse che per un istante, più autentici. |
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Ringraziamo per la collaborazione l'Autore.