diamo una mano a Santa Lucia: una lettera di padre Walter

ultimo aggiornamento: 18 febbraio 2002

 

Benaco 31-1-2002

Carissimi Parenti e Amici:

penso di essere ancora in tempo per formularvi i migliori auguri per il nuovo anno, quindi auguro a tutti voi di poter realizzare in quest'anno i desideri più profondi che portate nel cuore, e soprattutto di avere in voi e attorno a voi quella pace e tranquillità di corpo e di spirito alla quale tutti aspiriamo e che vediamo ogni giorno trascurata e offesa in tanti modi nel mondo in cui viviamo.

L'ultima volta vi ho raccontato la storia di Benedetto; sono rimasto davvero sorpreso nel vedere quanti di voi hanno apprezzato la storia di questo ragazzo e come essa vi abbia colpiti in un modo o nell'altro. Le tante lettere che mi avete scritto in proposito me lo testimoniano in modo eloquente. In fondo, è normale che a considerazioni generali sui profughi e sui problemi connessi alla loro situazione, problemi spesso difficili da comprendere anche per noi qui sul posto, preferiate sentire la realtà che viviamo attraverso le storie di persone concrete e della loro lotta quotidiana per la sopravvivenza materiale e spirituale.

Si tratta di persone umili, gente ordinaria, che non fa storia, ma persone animate da una fede incrollabile nella vita e nel Cristo vivo e che cercano di essere sale della terra e luce del mondo, nonostante le condizioni difficili a cui la vita in esilio li costringe.

Con questa lettera vorrei rendere omaggio a tutte queste persone che collaborano con noi per costruire una Chiesa viva anche in queste condizioni di esilio; laici che cercano di essere lievito del Vangelo, nostri collaboratori all'evangelizzazione attraverso l'impegno concreto per essere una comunità di credenti in pellegrinaggio, qui sulla terra, ma già incamminati verso quella pienezza di vita che si realizzerà nel Regno dei Cieli.

E lo fanno nel contesto dei campi profughi, dove la dura fatica del vivere quotidiano, in condizioni spesso disumane potrebbe portare molti più alla rivolta verso Dio che alla collaborazione con Lui.

Le domande che credenti e non credenti si pongono qui sono molteplici: perché siamo profughi ? Perché siamo stati obbligati, senza nostra colpa, a fuggire da casa per rifugiarci in un paese straniero ? Perché ci hanno ucciso tanti familiari e amici, spesso vittime innocenti della violenza ? E perché, qui nel nostro esilio, ci viene negata una vita dignitosa, conforme appunto alla dignità della persona umana ? Perché molti, dagli Organismi cosiddetti umanitari, fino alle persone private, si precipitano sui profughi per cercare di trarne un beneficio materiale, chi cercando di sviare gli aiuti destinati loro per mettere in tasca il ricavato, chi per approfittare dei grossi salari pagati agli agenti che lavorano in condizioni "disagiate" e che hanno quindi diritto a tutta una serie di indennità, chi per sfruttare in un modo o nell'altro la nostra miseria?

E la domanda più bruciante, perché Dio permette tutto questo? Perché sembra quasi che se ne stia a guardare indifferente la nostra sorte senza intervenire in nostro favore? Sono questioni davvero inquietanti che nessuno può evitare; le si può affrontare da un punto di vista puramente umano, offrendo varie piste di soluzione. Oppure si possono affrontare anche con uno sguardo di fede, e allora esse assumono una colorazione tutta particolare. Ed è questo che noi comunità cristiane qui nei campi, cerchiamo di fare: dare, nella fede, un senso anche a questioni e situazioni che di per sé invitano alla rivolta interiore e che ci spingerebbero a cercare soluzioni umane a problemi che appunto sono creati dall'uomo.

Andiamo alla ricerca di risposte vere e fondamentali, sfogliando, leggendo e meditando la Bibbia, dalla prima all'ultima pagina. Allora ci scopriamo solidali di tutta una moltitudine di uomini e donne che, lungo i secoli, hanno posto la loro fiducia in Dio come in colui che è fedele nonostante le nostre infedeltà di uomini.

Partendo dalla creazione, attraverso le diverse Alleanze fatte con i nostri antenati nella fede, facendo nostro il grido spesso accorato, ma mai disperato, dei vari autori dei Salmi che invocano Dio nell'angustia, nella prova, nella difficoltà. Meditando e attualizzando nel nostro contesto il grido dei profeti, soprattutto di quelli che sono stati paladini della giustizia e del rispetto dei diritti dell'uomo creato a immagine di Dio.

Giungendo,infine, a Gesù Cristo, nato nella povertà, costretto ad essere profugo già in tenera età, e fino al suo grido sulla croce "Dio mio, perché mi hai abbandonato?", cerchiamo di creare delle comunità vive, come quelle che intravediamo leggendo le lettere di S. Paolo; comunità che affrontano mille problemi concreti nella loro quotidiana testimonianza di fede, ma che cercano di non perdere mai di vista il fine ultimo: essere Chiesa viva che cammina in un mondo spesso immerso nelle tenebre, cercando di illuminarlo della luce di Cristo. Finché anche noi arriveremo a far parte di quella moltitudine che nessuno può contare, di cui parla l'Apocalisse, e che si tiene davanti al trono dell' Agnello, vestita di bianco, segno di elezione, e con in mano la palma, segno della vittoria finale.

Senza pensarci migliori degli altri, e nonostante la nostra povertà materiale e spirituale, cerchiamo di vivere proprio questo. E la certezza che l'Agnello di Dio è vivo in mezzo a noi e ci guida, ci sostiene in questo cammino.

Accompagnateci anche voi, con il vostro ricordo e la vostra preghiera ; siamo Chiesa universale che prende volto e si concretizza in una moltitudine di Chiese locali, per cui quando ci riuniamo non dovrebbe mai mancare il ricordo e la preghiera reciproca, affinché ogni Chiesa offra un volto universale nella particolarità ben concreta che costituisce ogni singola comunità.

Tutto questo discorso può sembrare a prima vista teorico e inconsistente, ma se prendiamo il tempo di riflettere un po', esso diventa attualissimo e fondamento di ciò che viviamo come Chiesa, sia per noi qui, che per voi nelle diverse comunità concrete in cui vivete la vostra fede.

Per il resto, non ci sono grandi novità. La nostra vita nei campi procede come al solito. Ogni tanto gli Organismi incaricati dei profughi valutano la situazione, se mai ci fosse qualche segno concreto che potesse dare inizio a un loro rimpatrio; purtroppo fino adesso la situazione generale nei paesi interessati a questa questione, non dà segni di cambiamenti di fondo, per cui i Profughi continuano a rimanere e a sperare che un giorno la situazione potrà migliorare e permettere loro di rientrare nella dignità e nella sicurezza.

Vorrei cogliere l'occasione per ringraziare tutti coloro, tra di voi, che in occasione del Natale, ci hanno dimostrato la loro solidarietà, mandandoci contributi in denaro, invece di spenderlo in cose inutili. Siete stati in tanti e vi ringrazio dal più profondo del cuore. Grazie ai vostri contributi possiamo aiutare, attraverso le comunità cristiane, qualche migliaio di persone bisognose, dimenticate o ignorate da quegli Organismi umanitari che dovrebbero farsene carico. Non potendo aiutare tutti, ci concentriamo verso i gruppi più vulnerabili: persone anziane sole, bambini orfani, handicappati, inalati che non hanno nessuno che possa prendersi cura di essi, bambini e giovani che aiutiamo affinché possano andare a scuola invece di passare tuta la giornata sulla strada. Gli aiuti consistono soprattutto di indumenti usati che possiamo acquistare a buon prezzo e distribuire a coloro che non potrebbero procurarseli coi propri mezzi. Coperte, anch'esse indispensabili per ripararsi dal freddo delle notti in questa regione montagnosa. Altri, indeboliti dalla malattia (soprattutto la malaria), ricevono anche aiuti alimentari che possiamo trovare sul mercato qui. Ma tutte queste azioni di aiuto sono fatte non da noi, sacerdoti, direttamente, ma tramite tutta una rete di collaboratori laici che abbiamo organizzato all'interno delle 8 chiese (o comunità cristiane) che esistono nei campi. Non voglio annoiarvi con resoconti in cifre ; basti dire che, coi vostri contributi, quest'anno abbiamo potuto distribuire aiuti per più di 30.000 Euro. Noti dimentichiamo che la gente, nonostante la sua povertà materiale, ha anch'essa contrbuito, soprattutto attraverso la colletta della domenica, per più di 2.000 Euro raccolti durante l'anno appena finito!

A tutti voi un grande "grazie !" dal più profondo del cuore, e spero che continuerete a sostenerci, perché se non avessimo niente da dare a questa gente, come potremmo predicare la teoria del Vangelo senza ]a stia pratica concreta che si chiama, appunto, carità ? Vi lascio rinnovando a tutti voi i più cordiali saluti e auguri. Con affetto sincero, vostro fratello

 

Puoi contattare padre Walter:

padre Walter Gherri
P.O. Box 166
Ngara - Kagera
Tanzania