le tradizioni in Italia: Belpasso (Catania)

ultimo aggiornamento: mercoledì 10 settembre 2003

Il paese di Belpasso, anticamente chiamato Malpasso,  ha come patrona Lucia, della quale conserva alcune reliquie rilasciate nel 1654 dall'allora vicario generale di Catania e messe in salvo durante l'eruzione dell'Etna del 1669 che fece scomparire il paese.

Successivamente la chiesa ricevette altre reliquie tra le quali ricordiamo le ultime donate dalla chiesa di S.Lucia in Venezia e dall'arcivescovo di Catania. 

Santa Lucia viene festeggiata come patrona dal 1636 ma era già venerata in precedenza: i fedeli infatti si recavano nella chiesa della Madonna delle Grazie del convento dei Carmelitani di Malpasso a pregare la Santa  ai piedi di un grande quadro.

Le feste in onore della patrona che durano tredici giorni e raggiungono il culmine il 12 e 13 dicembre sono uno degli appuntamenti più sentiti dalla popolazione locale che attende non solo la suggestiva processione delle reliquie e del simulacro sul fercolo d'argento, opera di artigiani orafi siciliani del Settecento (giorno 13), ma anche e soprattutto l'apertura dei carri e le "cantate" (la sera della vigilia).

uno dei carri della festa di S.Lucia a Belpasso

I carri sono delle grandi costruzioni meccaniche che racchiudono elaborate scenografie, realizzati con settimane di intenso lavoro da stuoli di artigiani (in rappresentanza di ciascun quartiere) raccolti in gruppi, ciascuno dei quali è diretto da un "mastro" cioè l'ideatore o meglio il "progettista" dei carro.

I carri vengono presentati uno alla volta, chiusi, in piazza Duomo e si aprono lentamente (la "spaccata"), svelando lo scenografico contenuto in un tripudio di luci, dipinti e personaggi viventi in un crescendo spettacolare in attesa dell'ultima scena del carro, l'Apoteosi di Santa Lucia, che può raggiungere la ragguardevole altezza di ben dieci metri.

La "spaccata" di ciascun carro è accompagnata dall'esibizione dei "cantanti" che lodano la santa con toni struggenti. 

Durante l'anno, simulacro e reliquiario si trovano nella Matrice, in un piccolo ambiente separato (il fercolo viene esposto solo per le ricorrenze).

uno dei carri della festa di S.Lucia a Belpasso

 

Riportiamo qui una poesia in dialetto:

Quant' è bedda sta santuzza
ca ni manna a sarausa
teni a manu a scutiduzza
unni ridunnu l' occhi so.

"Quanto è bella questa santa
che ci manda a Siracusa
tiene in mano una scodella
dove ridono i suoi occhi.
santa: non è la perfetta traduzione di santuzza perché intraducibile in  lingua italiana

scodella: non è la perfetta traduzione perché intraducibile in  lingua italiana

E' vistuta d' aranatu
russu comu mungibeddu
lu sanguzzu l' à pittatu
ca lu boja cci tirrò.

E' vestita di melograno
rosso come il moncibbello
l' ha macchiato il sangue
che il carnefice gli ha fatto versare.
melograno: vuol dire color rosso come la parte interna del melograno.          

moncibello: riferendosi alla lava che fuoriesce dalla qui vicina Etna; infatti il moncibello è uno dei crateri lateralidel vulcano

l' ha macchiato il sangue: riferendosi al vestito rosso del martirio della Santa

Puttatila ccà - puttatila ddà
tuut' u paisi la voli vardà
priamula tutti - priamula si
ca lu Signuri vosi accussì.

Portatela qui - portatela li
tutto il paese la vuole guardare
preghiamola tutti - preghiamola si
che il Signore ha voluto così.

e alcuni inni:

INNO

Celeste e pura stella
per luce eterna
luce eterna viva
il dolce canto accogli
dei figli tuoi evviva

Intreccerem corone
di belli fiori
di fiori rilucenti
dai mistici profumi
i petali splendenti

Offrendo a Te eroina
nel bene sempre desta
il canto assieme ai fiori
nel dì della tua festa.

Un fremito di gioia
invade e di amore
il misero fedele
festante nostro core

PREGHIERA

Vergin martire di grazia piena
che il ciel innamorasto di bellezza
d'ogni fedel nocchier amata guida
fonte di luce nostra e d'allegrezza.

Donna del ciel Tu nostra guida
circondata di stelle e vaghi fior
bella Lucia a Te chiediamo aiuto
dolce ristoro dei nostri dolor.

 

CABALETTA

Gloriosa Lucia martire bella
luce dei secoli fulgida stella
del paradiso vaga eroina
del mondo tutto luce divina.

Nella Tua festa di bel diletto
il nome tuo ci empie il petto
con frenesia gridiamo ognora
viva Lucia speme d'amor.

 

artistica urna d'argento del 1745 che custodisce le reliquie di S.Lucia

 

E' chiaro che la devozione a S. Lucia, trova nelle celebrazioni annuali di dicembre, la massima espressione, in quanto tutto il paese è in movimento per dare impulso ad iniziative nuove o tradizionali che ripropongono il rito della Festa che affonda le sue radici nell'antica Malpasso.

Sono i Giovani Cantanti, che preparano le Cantate, sono i Comitati, le maestranze e i giovani dei Quartieri che a tarda sera, se non di notte, allestiscono in gran segreto i Carri per l'entusiasmante serata della vigilia, sono i complessi bandistici con le loro musiche, i mastri pirotecnici con i pittoreschi "giochi di fuoco", gli esercenti che addobbano le loro vetrine con l'immagine di Santa Lucia, gli studenti che a scuola parlano e scrivono di Santa Lucia, le nostre giovinette che col cuore pieno di gioia si preparano ad indossare l'abito della Santa, sono i devoti con le cappe bianche che, come in quelle vecchie foto, ripercorrono con la Vara le strade di tutti i giorni, è il popolo di Belpasso che in quelle fredde mattinate di dicembre, accorre numeroso alla Tredicina, per questo momento particolarissimo, dove tutti ci ritroviamo, anche con le lacrime agli occhi, perché tanti sono i ricordi e tanta l'affettuosa devozione a questa nostra sorella nella fede che ci affascina e ci chiama tutti quando il Simulacro e le sue Reliquie attraversano il nostro paese. Ma di S. Lucia affascina soprattutto, a distanza di sette secoli, l'attualità della sua testimonianza cristiana che assieme a quella dei martiri dei primi secoli, è ancora oggi, fondamento della comunità dei credenti in Gesù Cristo.

Se rileggiamo gli atti del "drammatico processo", ci accorgiamo come S. Lucia non ebbe dubbi sulla sua scelta, come fece capire a Eutichia che quella scelta, anche se controcorrente, era giusta, come sostenne e affrontò l'interrogatorio di Pascasio, come rifiutò categoricamente la prova dell'apostasia.

Ecco, se rileggiamo tutto ciò, ci viene fuori una figura determinata, una Lucia forte e coraggiosa, che si priva dei suoi ricchi beni patemi, "immobile" nella sua fortezza verginale, ardente testimone del messaggio evangelico, che si consegna al carnefice, sicura, senza dubbi, certa di ritrovarsi, dopo la morte, col Cristo che era stato il suo Pane nelle catacombe.

E questo il messaggio di Lucia; è questa la sua sorprendente attualità. Come sono lontane le nostre meschinità, i nostri piccoli compromessi quotidiani, la mediocrità dei nostri ragionamenti terreni.

altre informazioni posso essere trovate nel sito www.sottoshiock.it