le tradizioni in Italia: Bergamo

ultimo aggiornamento: marted 09 dicembre 2003

A Bergamo il culto di Santa Lucia risale a molto lontano, nel 1337 (D. Calvi, III, 404) scrive che fu posta presso le mura fuori della cinta della citt verso Broseta, la prima pietra della chiesa e del convento che venne denominato con il nome di S. Lucia Vecchia, perch le monache che qui abitavano nel 1586 si trasferirono nel convento di S Agata in Prato, nel luogo ove sorge ora il palazzo Frizzoni.
Prima della soppressione, avvenuta verso la fine del secolo XVIII. si celebrava la festa con grande solennit' il 13 dicembre di ogni anno, e vi si teneva una fiera di cui rimasta una labile immagine, in quella che s tiene in particolari circostanze vicino alla chiesa dello Spasimo, dove normalmente si celebra la festa di S. Lucia.

Rinomata era anche la festa di S.Lucia a Cornale e all'oratorio a lei dedicato e consacrato alla Botta nel 1658, di cui fa cenno D. Calvi.

una delle pi belle tradizioni della Bergamasca: nella notte tra il 12 e il 13 dicembre, la Santa si incarichi di distribuire doni ai fanciulli.

Un secolo fa A.Tiraboschi (cfr. Manoscritto, Festivit Bergamasche) cosi scriveva: "Chi di noi non ricorda con piacere quel tempo in cui alla sera della vigilia del giorno di S.Lucia eravamo condotti dai nostri parenti a vedere quelle due lunghe grandi fila di banchette ricoperte di dolci, di mille maniere, e fra sacchi ricolmi di noci e di castagne affumicate?... Mi reco a passeggiare tra quei banchetti che, coi loro vari paramenti e con i loro tendoni illuminati di sotto producono un bellissimo effetto: mi fermo davanti a quei sacchi di noci e d castagne, in mezzo ai quali conficcata una candela, e mi diverto a sentire i vari inviti che dai venditori si indirizzano ai presenti: "I e ch i bei biligcc de la Alota" (Eccoli qui i saporiti "vecchioni" di Vallalta).

Ancora oggi i nostri bambini si coricano presto la sera della vigilia sognando i doni che loro porter S.Lucia e si addormentano canterellando: "Santa Lsa Mama ma / Co' la borsa del pap / Santa Lsa la rier" (Santa Lucia mamma mia / con la borsa del pap / santa Lucia verr), o ancora quella meno smaliziata:

"Santa Lsa, mama ma
met regal in da scarpa ma
se la mama no 'la met
Al resta ot ol me scarpet".

Santa Lucia, mamma mia,
metti un regalo nella mia scarpa,
se la mamma non lo mette,
restan vuote le mie scarpette.

Ai bimbi la leggenda popolare ha colorito di poesia, la notte di S.Lucia; la Santa scende con un asinello a distribuire i doni ai bimbi buoni. 

Bisogna far trovare sotto la cappa del camino, da cui discende, della paglia per nutrire l'asinello, e poi chiudere presto gli occhi curiosi al sonno, perch la Santa non vuol farsi scorgere.

Alcuni dicono che ai bimbi disubbidienti, ancora svegli per cercare di vederla, S.Lucia getta cenere negli occhi e passa oltre senza lasciare doni.

La notte del 12 dicembre vi ancora l'usanza di appendere da parte dei bambini, alle finestre dei mazzetti di carote per ingolosire l'asinello di S. Lucia, ed invogliarla a lasciare pi doni ai bambini. 

Altro uso antico era mettere fuori dalla finestra uno zoccolo di legno chiuso davanti con dentro un po' di crusca per l'asinello ed un bicchiere di legno pieno d'acqua per dissetare Santa Lucia. Accanto a tutto ci veniva posto un lumino acceso per illuminare la finestra per indicare la presenza di bambini. La mattina, si apriva la finestra e si trovava ben poco: pastefrolle, caldarroste, carrube, castagne bollite, noci, nocciole, arachidi, cachi, mandarini, fichi secchi e croccanti fatti in casa con nocciole, acqua e zucchero, sandaletti, scarpe, oppure maglioni e calze pesanti di lana necessarie per l'inverno.
I regali per le bambine erano di solito bambole in legno o in pezza fatte dalla nonna; i bambini trovavano giocattoli di legno (cavallini, carriole, trenini, fucili), biglie e fionde.
Nel periodo fascista, il capo del governo Mussolini faceva giungere a nome di Santa Lucia dei pacchi dono con abiti, zoccoli e caramelle.


le letterine a Santa Lucia nella santuario a lei dedicato a BergamoLe letterine alla santa

Vi pure la tradizione che il 13 dicembre sia posto un cesto per la raccolta delle letterine, ai piedi della Santa nella chiesa di via XX settembre, chiamata ufficialmente dello "Spasimo", per la statua lignea dell'Addolorata.

Si scrive la lettera e la si porta direttamente all'indirizzo terrestre della Santa.

Molti piccoli con la crisi attuale hanno pensato bene di dare una mano alla Santa aggiungendo nella busta insieme alla letterina, i loro risparmi.

Per lo pi sono lettere pratiche che vanno al sodo, che raramente si ricordano di dire "per favore", altre sono gentili e piene di promesse. Qualcuno con spirito materiale indica il proprio numero di telefono, e conclude "Gradirei che tutti i bambini, fossero felici e contenti".


 

La Festa di Santa Lucia a Lenna ....... La nonna racconta

La festa, o fiera di Santa Lucia, tanti anni fa veniva chiamata anche "Il Mercante della Neve" perche' quasi sempre in quei giorni nevicava. I bambini sentivano la festa di S. Lucia molto tempo prima, infatti andavano a raccogliere le "menade di sp" per fare il falo', che era grandioso e illuminava la vigilia. Il falo' era presente in contrada e si faceva a gara per farlo piu' bello. Spesso i ragazzi litigavano e si rubavano gli spini. In cima ad ogni falo' si metteva la vecchia, fatta con stracci. 

Tutti i falo' venivano accesi contemporaneamente alle otto della sera dell vigilia, il falo' che durava di piu' era il vincitore. Poi si tornava di corsa a casa a lucidare la scarpetta per metterla sulla finestra, perche' Santa Lucia sarebbe passata riempendola di doni (una piccola arancia, una carruba e i "das d sochr"). Al mattino seguente si andava tutti alla Santa Messa per ringraziare dei doni e per ricevere la benedizione degli occhi. Infatti la Santa era venerata come protettrice della vista. Il giorno di Santa Lucia era famoso per la grande fiera che si teneva al centro del paese; le vie ertano colme di gente e si incontravano ogni genere di mercante, si vendevano e si comperavano animali; maiali, capre e vitelli. 

Le trattorie erano molte e gremite di gente che improvvisavano balli al suono della fisarmonica. Il piatto tradizionale era la trippa. In ogni casa si faceva invitando i parenti. La festa era anche allietata dal suono delle campane, era un suono speciale, ritmato dalle note di antiche filastrocche e canti natalizi. Questa musica iniziava 15 giorni prima della festa e aveva lo scopo di ricordare a tutti che presto sarebbe stata la festa di Santa Lucia; il compito di suonare le campane era affidata ai bambini che salivano sul campanile a frotte divertendosi moltissimo a suonare le tiritele.

a cura degli alunni di 4^ e 5^ Elementare di Lenna e dell'insegnate Amabile Arnoldi


"S.Lsa la te conserve la sta" (S. Lucia ti conservi la vista), il benevolo e scherzoso rilievo all'amico a cui l'appetito non manca mai.


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articolo sulle letterine per S.Lucia a Bergamo