ultimo aggiornamento: martedì 09 settembre 2003
La tradizione tramanda che Lucia e la madre, in pellegrinaggio verso la tomba di Sant'Agata a Catania, si fermarono qui per prendere un po' di fresco all'ombra di un ulivo in un luogo ora detto "U pari a liva di Santa Lucia" cioè "ai piedi dell'ulivo di Santa Lucia". Qui i Carlentinesi posero una santella con una statuetta della santa.
dal libro Feste Patronali in Sicilia di Giuseppe Pitreama, 1900
Partendo da Siracusa nel 300, S. Lucia passò per Carlentini, diretta a Catania, ove si proponeva di implorare da SantAgata la guarigione di Eutichia sua madre, affetta da grave flusso di sangue. S. Lucia contava allora 14 anni.
E la leggenda si ferma. Ogni devoto carlentinese vantava, reliquia preziosa e cara, un ossicino di un pollice della Santa, al quale non era persona che non sinchinasse riverente. Se non che, un giorno del 1849 andato in quel comune lArcivescovo di Siracusa Mons. Manzo ed esaminata la reliquia fece capire al clero che quella non poteva esser losso di una ragazza a 14 anni, e la portò via a Siracusa mandando in sostituzione di esso un lembo di veste di S. Lucia debitamente autenticato, che si fu solleciti di chiudere in unurna rappresentata da un avambraccio dargento.
Io non so che cosa abbia pensato di questo scambio la folla dei devoti. Certo però non mi maraviglierei se mi si dicesse aver essa mormorato contro il buon Monsignore; perché in ordine a santi tutelari ed a reliquie loro i devoti non discutono molto: e se Mons. Manzo prese losso di S. Lucia ciò vuol dire che quellosso faceva comodo a Siracusa, e Carlentini ne fu compensato co un cencio di veste! Sia come si voglia, la festa che si celebrava alla prima si celebra alla seconda reliquia, perché in fin dei conti è la santa protettrice quella che si vuole onorare. Anzi, perché le cose andassero meglio, la festa venne definitivamente rinviata allultima domenica di Agosto, non consentendolo sempre il maltempo del 13 Dicembre. Quella domenica è preceduta e seguita da due giorni di solennità: il sabato, che passa un po freddino, benché si porti in giro la reliquia, ed il lunedì. Ma otto giorni prima, la pace delle famiglie e labituale pazienza degli abitanti viene rotta per più ore ed in ore diverse dal tamburino, che squassa e tempesta il suo ingrato strumento come vuole luso, come voleva suo padre, suo nonno, il suo bisnonno: giacché è consuetudine che il tamburinaggio si trasmetta in quel paese per eredità; onde parecchie generazioni consecutive rappresentano la storia di questo ingrato arnese.
Nei tre giorni poi lo strazio cresce, perché se prima era limitato, mettiamo, a tre o quattro volte il dì, ora, alternandosi con la musica, chiama la confraternita, mette in moto le statue dei santi, accompagna gli esercizi dello stendardo, e fa i suoi convenevoli innanzi le persone tenute più in conto, e perfino innanzi le tende dei dolcieri della piazza del Municipio; tanto che tu senti alternare il suo rullo infernale col vocio di questi venditori; Cosa duci cu ticchi-tacchi! Cannameli cu nci-nci! come per dire: dolc squisiti, caramelle...
Domenica e lunedì le reliquie percorrono ripetutamente le strade del paese, sopra un carro trascinato da devoti con processione e stendardo maneggiato da chi più forte ed abile offrì la maggior somma alla chiesa. Alla estremità del carro è sospeso un angelo, che non so quando, ma certo in tempo relativamente vicino, urtò o avrebbe urtato contro un filo telegrafico. I paesi vicini non vollero altro per mettere in burla i Carlentinesi; e quel di Lentini, che si suppongono i più interessati nello scherzare alle spalle degli abitanti di Carlentini, improvvisarono e ripetono sovente il motteggio: Cianu, spingi a canna e u chiovu, cà langiulu mpinciu (Luciano alza la canna ed il chiodo, perché langelo rimase attaccato). Luciano è il nome favorito dei Carlentinesi; il chiodo è larnese del quale questi contadini si servono nel raccogliere i ficodindia.
Sulle tradizioni folcloristiche in questo paese vedi anche il libro "Santa Luciuzza bedda Patruna di Carruntini"