le tradizioni in Italia: Crema e Cremona

ultimo aggiornamento: domenica 25 settembre 2005

Cremona, fondata dai Romani nel 218 a.C. sulla riva settentrionale del Po, oggi capoluogo di provincia lombardo con circa 70.000 abitanti, è patria di grandi maestri dell’arte liutaria (Stradivari, Amati, Guarneri), illustri compositori (Monteverdi, Ponchielli), nonché santi, quali Sant’Omobono, patrono della città, e Sant’Antonio Maria Zaccaria, fondatore dell’Ordine dei Barnabiti. Particolarmente sentito nella Cremona cristiana è il culto mariano, legato soprattutto alle apparizioni della Madonna nel 1432 nel vicino paese Caravaggio (Bergamo) e alla Santa Casa di Loreto, della quale fu eretta nel 1624 una copia fedele inglobata nella chiesa di Sant’Abbondio, nel centro storico della città. Antico e ben radicato è anche il culto di Sant’Agata, alla quale è dedicato un santuario che custodisce la famosa Sacra Tavola o Tavola dell’Angelo: si tratta di un prezioso reliquiario su cui sono dipinte scene di vita della Santa (l’autore è un anonimo pittore dell’Italia settentrionale del XIII secolo), contenente secondo la tradizione l’epigrafe d’elogio marmorea posta da un angelo sotto il capo della Martire al momento della Sua sepoltura, e portata a Cremona al tempo delle invasioni longobarde. Persino San Carlo Borromeo, in visita pastorale a Cremona nel 1575, sostò in venerazione di quest’insigne reliquia.

Ma il culto che incontra da sempre la maggiore popolarità per il coinvolgimento emotivo di un popolo altrimenti molto riservato come quello cremonese, è proprio il culto della nostra Santa Lucia (senz’altro incrementato dai Padri Somaschi qui giunti da Venezia secoli orsono): ne sono visibile prova tra l’altro le testimonianze iconografiche presenti in alcune tra le più pregevoli chiese storiche della città.

E’ dedicata a Santa Lucia una bella chiesa a tre navate tra le più antiche della città (l’attuale edificio è del XII secolo con notevoli rifacimenti del XVI, ma le notizie su questa chiesa risalirebbero addirittura all’XI): la pala dell’altare maggiore, eseguita dal pittore cremonese Angelo Massarotti (XVI sec.), rappresenta la Comunione della Santa in fin di vita con il pugnale ancora conficcato in gola; inoltre vi si venera su un altare della navata sinistra un simulacro ligneo policromo della Martire scolpito da Giacomo Bertesi (1643-1710); la nostra Patrona vi è ancora raffigurata in un affresco della volta della navata centrale. Nella chiesa si custodisce anche una piccola reliquia di Santa Lucia sulla quale una targhetta recita: “ex carne S.Luciae V. M.”.

Il 13 dicembre di ogni anno la chiesa adornata a festa assiste fin dal primo mattino e per tutto il resto del giorno ad un pellegrinaggio senza soluzione di continuità in cui numerosissimi fedeli rendono omaggio a Santa Lucia ed assistono alle Messe solenni. Per tutto l’anno inoltre vi viene celebrata una Messa mattutina quotidiana, nonostante la chiesa non sia sede parrocchiale.

Nel Duomo, dedicato a Maria Assunta, si venera un simulacro marmoreo della Santa custodito in una nicchia sormontata da un piccolo quadro raffigurante l’apparizione di Sant’Agata alla Martire siracusana: questo tema è ripreso anche in un mosaico pavimentale nella navata centrale della chiesa di Sant’Agata, dove si conserva anche una statua di Santa Lucia, rappresentata inoltre nella vetrata sopra l’ingresso principale, accanto alle Sante Cecilia ed Agnese.

Nell’imponente basilica cinquecentesca di San Pietro al Po, è dedicato a Santa Lucia un altare in fondo alla navata destra sul quale si può ammirare una grande tela di Gervasio Gatti detto il Soiaro datata al 1602, raffigurante il miracolo, sotto gli occhi del prefetto Pascasio, dell’immobilità della Santa legata ai buoi per essere trascinata in un lupanare, mentre Le si prepara il rogo: l’autore rivela predisposizione narrativa e tendenza naturalistica d’ispirazione fiamminga. Sui pilastri antistanti l’altare, sono stati affrescati dal pittore cremonese Giovanni Bergamaschi (nel 1880 circa) due medaglioni con altri momenti della vita di Lucia: ancora il prodigioso sogno al sepolcro di Sant’Agata e la distribuzione dei beni ai poveri.

Inoltre, sin dall’istituzione dell’attuale sede, la caserma dei Carabinieri di Cremona è intitolata proprio Santa Lucia: questa denominazione vuole ricordare la battaglia combattuta a Verona nel Borgo Santa Lucia il 6 maggio 1848 da tre squadroni dei Carabinieri Reali per la liberazione dall’occupazione dell’esercito austriaco.

 

Anche nella vicina città di Crema, grosso centro in provincia di Cremona, è molto vivo il culto della Vergine siracusana, almeno fin da quando Crema fu assoggettata alla città di Venezia che, com’è noto, dal 1204 ne custodisce le Sacre Reliquie: ricorda tale periodo storico il simbolo del leone “con la coda in su” che la Serenissima concedeva alle città alleate e che oggi si nota sulla torre del municipio cremasco.

Nel Duomo di Crema è presente una tela del pittore tiepolesco locale Mauro Picenardi (1735-1809) raffigurante Santa Lucia, su un fondo scuro, nel momento in cui il carnefice tenta di trascinarla con una corda: la Santa irremovibile fissa gli occhi verso il cielo in atteggiamento di contemplazione. Sullo sfondo compaiono due buoi e nella parte superiore vari angioletti che in un fascio di luce offrono a Lucia la palma del martirio, il giglio della purezza e la corona di gloria. Il dipinto, realizzato fra il 1779 ed il 1780 in occasione del complessivo rifacimento del Duomo, fu donato da Manfredo Benvenuti.

Dello stesso Picenardi è la tela di Santa Lucia del 1788 circa posta su un altare laterale della chiesa di San Giacomo (edificata nel 1749), che costituiva la parrocchia d’origine del pittore.

 

Ma come si accennava poc’anzi, il culto di Santa Lucia, sia a Cremona che a Crema, riveste anche un ruolo molto rilevante nell’àmbito della religiosità popolare: infatti qui, come in altre zone dell’Italia settentrionale, si tramanda la credenza secondo la quale nella notte tra il 12 ed il 13 dicembre di ogni anno Santa Lucia si reca di casa in casa cavalcando un asinello per distribuire i doni natalizi ai bambini (assumendo così la funzione che altrove è riservata ai fantasiosi personaggi di Babbo Natale e della Befana). Tale tradizione trova origine in un elemento biografico che riguarda la Santa, e cioè la carità che La indusse a distribuire ai bisognosi tutti i suoi beni. I bambini mantengono con entusiasmo ed affetto quest’usanza scrivendo ogni anno una letterina a Santa Lucia e, prima di andare a dormire nella notte di attesa che precede la festa, deponendo nel punto della casa che vedrà il Suo passaggio un piccolo mazzo di fieno per sfamare l’asinello. Alcuni bambini lasciano accesa una piccola lanterna alla finestra per segnalare alla Santa la loro casa. A Cremona in quest’occasione viene venduto il piatto di Santa Lucia, cioè un vassoio in confezione da regalo con dolciumi e caramelle per i bambini, e inoltre vengono allestiti davanti alle chiese tavoli per la vendita del fieno che i bambini immaginano di donare all’asinello della Santa. Un tempo vigeva anche l’abitudine per tutti i bambini di recarsi in chiesa la mattina della festa per ringraziare la Santa dei doni ricevuti. A Crema la festa di Santa Lucia costituisce la data tipica in cui anche gli adulti si scambiano regali: è un modo molto suggestivo per concretizzare l’esempio di generosità offerto da Lucia. Inoltre nel piazzale antistante il Duomo di Crema viene allestita il 13 dicembre una fiera con bancarelle di dolci e giocattoli.

Carlo Fatuzzo
(ricerca realizzata nell’Anno Luciano 2004, in occasione del XVII Centenario del Martirio di Santa Lucia)