ultimo aggiornamento: giovedì 12 dicembre 2002
"La notte di S. Lucia è la notte più lunga che ci sia" recita un vecchio detto popolare. Ed è proprio così per tutti i bambini di Piacenza: quelli di ieri e quelli di oggi.
Narra la leggenda che S. Lucia, sebbene cieca, entri nella notte fra il 12 e il 13 dicembre, col suo asinello, nella casa di ogni bambino buono per lasciare i suoi doni. Nessuno l'ha mai vista ma forse può capitare a qualche bambino di sentire lontano, lontano il suono del campanello che l'asinello porta al collo. E' stata una lunga attesa, quella dei bambini, ma finalmente il grande giorno è arrivato. Ognuno di loro dovrà esporre sulla finestra le scarpine perfettamente pulite e lucidate per dare alla Santa la dimostrazione che in quella casa vive un bambino ordinato. Poi si dovrà provvedere a preparare acqua, fieno e pane per l'asinello, stanco per la lunga strada e per le gerle cariche di doni che porta sulla schiena. Così si dimostrerà l'amore per gli animali. E infine i bambini ubbidienti andranno a letto presto e il silenzio scenderà sulla casa e nelle strade. Nessuno dovrà fare i capricci perché al mattino, anziché doni, sul tavolo potrebbe esserci il carbone: punizione per i bambini cattivi.
Questa meravigliosa favola ha accompagnato le magiche notti di generazioni di bambini che non sempre sono stati fortunati come quelli degli ultimi decenni. Raccontavano infatti i nonni che per loro la Santa, molto molto povera, allora lasciava solo un mandarino e un pugno di castagne secche. Ma nulla era tolto alla magia di quella notte, all'incanto di quel sogno il cui ricordo accompagna il fanciullino che c'è in noi, per tutta la vita.