le tradizioni in Italia: Verona

ultimo aggiornamento: giovedì 12 dicembre 2002

Già una settimana prima della festa la Santa si “manifesta” ai bambini buoni tramite lanci improvvisi di caramelle e cioccolatini; naturalmente è un continuo tentativo di…vedere il buco nel soffitto che S. Lucia apre velocissimamente e altrettanto velocissimamente richiude! Peccato che non ci si riesca mai…

Tre giorni prima del 13 dicembre, in piazza Bra, la piazza centrale della città, quella dell’Arena per intenderci, arrivano i “banchéti de Santa Lùssia”, secondo una tradizione che risale già al secolo scorso: nelle bancarelle ricoperte di tende, si vendono giocattoli, dolci e altri oggetti da regalo, anche per gli adulti.

Le nonne raccontano che “tanto tempo fa” (forse nel Settecento, da altre notizie orali raccolte in questi anni) c’era stata un’epidemia di “male agli occhi” che colpiva soprattutto i bambini, così che i genitori li votarono alla Santa, che non solo compì il miracolo, ma aggiunse anche dolci e piccoli doni …nelle loro scarpette.

Santa Lucia a Verona viene aiutata dal Gastaldo, che conduce l'asinello. La sera del 12 dicembre si deve lasciar da mangiare sulla tavola; in famiglia ogni componente, adulti compresi, deve preparare un piatto vuoto che la Santa riempirà di dolci, tra cui le immancabili "pastefrolle di S. Lucia", introvabili ovunque, tranne a Verona, nonché l'altrettanto immancabile "ghiaia dell'Adige". In questa sera i bambini vanno a letto presto e chiudono forte forte gli occhi, nel timore che la Santa li accechi con la cenere, se li trova svegli. S. Lucia si annuncia con un suono di tromba.

Ci sono poi due filastrocche dell’Ottocento, tramandate sempre dalle nonne:

Santa Lùssia con la scuffia,
porta conse e scapa via;
se la mama la te crìa,
Santa Lùssia, portela via!
Santa Lucia con la cuffia,
porta le pastafrolle e scappa via;
se la mamma ti sgrida,
Santa Lucia, portala via!
L’è rivàda Santa Lùssia;
i morosi i se dà al saco,
per no pagarghe el mandolàto
parché soldi no i ghe n’ha.
L’è pasada Santa Lùssia;
i morosi i se tra’ fòra;
i vol far la pace ancora,
le morose no le vol.
E’ arrivata Santa Lucia;
i fidanzati si nascondono
per non pagare [alle fidanzate, ovvio!] il mandorlato,
perché soldi non ne hanno.
E’ passata Santa Lucia;
i fidanzati ritornano;
vogliono fare ancora la pace,
le fidanzate non vogliono.

e alcune moderne:

Ghe un museto vecio e curvo
sora i copi che 'l camina,
un musseto co la zerla,
che l'è straco se indovina.
Da le seste che lo carga,
tacà in parte tacà sora,
nastri, scatole, pacheti,
puoti e trombe vansa fora.
C'è un asinello vecchio e curvo
sopra i tetti che cammina,
un asinello con la gerla,
si indovina che è stanco.
Dalle ceste che lo caricano,
appese da un lato e appese sopra,
nastri, scatole, pacchetti,
bambolotti e trombette sbucano fuori
   
Ghe un museto vecio e curvo
el Gastaldo lo tirona,
con la coa 'l neta in tera,
S. Lussia passa e sona.
Slonga il muso dentro i veri,
ghe pareci su la tola,
se qualcuno 'l verse i oci
ghe butemo la sabiola!!!

S. Lussia che lo tira
gha sta gata da pelar
entro el tredese dicembre
tutti i mostri contentar.
Ghe rivado fermo posta
tante letare dai fioi
con promesse, giuramenti
e 'na sbrodola de "voi".
Voi 'na radio, voi 'na pua
'n autopila, 'n carossin
S. Lussia ferma el musso
che sto qua l'è el me camin!

C'è un asinello vecchio e curvo
Gastaldo lo tira,
con la coda pulisce per terra,
S. Lucia passa e suona.
Allunga il muso dentro la finestra,
ci sono piatti apparecchiati sulla tavola,
se qualcuno apre gli occhi
gli lanciamo la sabbia!!!

S. Lucia che lo tira
ha questo problema da risolvere:
entro il tredici dicembre,
accontentare tutti i bambini.
Le sono arrivate per posta
tante lettere dai bambini
con promesse, giuramenti
e una lunga lista di "voglio".
Voglio una radiolina, voglio una bambola,
un'auto-radiocomandata, una carrozzina…
Santa Lucia, ferma l'asinello
che questo è il mio camino!